3  - LA CORRISPONDENZA 

La nascita degli scambi epistolari

Si è osservato che nella facilità che noi abbiamo di procurarci la carta è da vedere una delle più essenziali caratteristiche dell’età nostra nei confronti dell’antica. Ne va aggiunta ora un’altra: la comodità, la rapidità e il minimo costo dei servizi postali (almeno teorico). Nell’antichità la posta c’era, ma serviva soltanto alle autorità Statali, dovendo le autorità residenti nella capitale esser sempre in contatto coi capi civili e militari delle province. Questo sevizio di stato venne usato per la prima volta in modo stabile e continuo dalla Persia, a cominciare dal V secolo a.C. con Dario d’Istaspe. Anche gli stati ellenistici sorti dallo sfasciamento dell’impero di Alessandro disposero di un singolare servizio di posta; ma il più complesso e meglio ordinato servizio di posta fu opera proprio dell’impero romano.

Buste e sigilli

Il contenuto delle missive doveva, naturalmente, rimanere segreto, e dal momento che non esistevano buste, la lettera, anche se scritta su papiro, veniva piegata in modo che la scritta rimanesse nell’interno, poi si legava il tutto con un cordoncino e si sigillava.

Il sigillo, che nell’antichità aveva l’ufficio che da noi ha la firma, garantiva l’autenticità della missiva nel caso che il mittente non l’avesse scritta di suo pugno, caso del resto raro in quanto di solito le lettere erano autografe.

La corrispondenza fra i privati

I privati solo occasionalmente ottenevano il permesso di valersi della posta di Stato; di regola dovevano provvedere con mezzi propri al mantenimento della corrispondenza epistolare. Per ogni sorta di scambio si servivano dei loro schiavi, chiamati tabellarii o, nel caso in cui le lettere dovessero essere consegnate lontano e urgentemente, cursores. Eventualmente l’incarico del recapito era dato ad amici o ospiti di passaggio, a mercanti o a cursori forestieri provenienti dai luoghi dove la lettera era indirizzata. Ovviamente, quando un cursore era di passaggio, gli amici del mittente ne approfittavano per recapitare la loro corrispondenza in quello stesso luogo o in luoghi di transito. In pratica, fra gente che scriveva molte lettere si formava come una specie di mutua assistenza a scopi postali. Questo scambio di servizi permetteva una certa regolarità nel recapito della posta privata; ma, nonostante ciò, non era raro il caso in cui una lettera rimanesse giacente presso chi l’aveva scritta in attesa di una qualsiasi occasione per partire. Per evitare questo inconveniente chi aveva molte relazioni politiche o finanziarie manteneva fra i propri schiavi un numero considerevole di messaggeri. Ma era comunque un servizio insufficiente e una spesa enorme se si considera che al costo degli schiavi andava aggiunto il costo del recapito: una sola missiva imponeva talvolta il costo di un lungo viaggio. Senza ancora contare la delicatezza dell’ufficio della posta: bisognava fare attenzione nell’incaricare del recapito o schiavi di sicura fedeltà o comunque persone della cui riservatezza si potesse essere sicuri.

Proprio per questo motivo per la corrispondenza ufficiale i magistrati, pur avendo a loro disposizione un personale ufficialmente destinato al recapito della corrispondenza (apparitores), si servivano abitualmente dei loro schiavi privati che viaggiavano coi mezzi pubblici postali.

I servizi postali

 

Lo stato assicurava la regolarità del servizio postale con lo stabilire lungo le strade più importanti, di solito le vie militari, e a determinati intervalli, dei corrieri, ovvero dei carri postali che con la maggior velocità possibile consegnassero ciò che avevano ricevuto alla stazione postale più vicina.

Nel mondo romano, da Augusto in poi, il servizio postale indicato nei testi con vari nomi (cursus publicus, cursus vehicularis, cursus fiscalis, res verendaria…) ebbe largo sviluppo e ordinamento complesso. La suprema direzione degli uffici postali era affidata ai praefecti del pretorio, funzionari di fiducia del Principe. Sotto Costantino il servizio di posta venne perfezionato; ne spettava la sorveglianza a vari funzionari; nelle province faceva capo ai governatori (praesides), ciascuno dei quali aveva alle proprie dipendenze un magistrato addetto esclusivamente alla posta (praefectus vehiculorum).

Ai magistrati che sopraintendevano alla posta spettava la cura di ciò che le esigenze di quel servizio richiedevano: dovevano mantenere strade, ripare ponti, provvedere al regolare funzionamento degli uffici locali ecc.. A tale scopo il territorio delle provice era diviso in vari distretti postali, con a capo un reggente (manceps), il quale aveva sotto di sé un certo numero di impiegati subalterni (apparitores) e di addetti ai singoli servizi; questi ultimi provvedevano al cambio dei cavalli di posta (stationarii), a governare gli animali (muliones, hippocomi) o a curarli se si ammalavano (mulomedici, cioè "veterinari"), al servizio di stalla (stratores), alla riparazione dei carri (carpentarii), ecc...

Le spese inerenti al servizio postale erano sostenute dalle amministrazioni locali.

 

I cavalli

I cavalli postali erano forti e veloci e i conducenti, perché corressero, non risparmiavano le frustate Sembra anzi che qualche postiglione particolarmente duro si servisse anche del bastone sì che la legge stessa dovette intervenire a difesa del cavallo, vietando questi metodi brutali. Abbiamo infatti una costituzione di Costantino che, mentre legittima la frusta, vieta l’uso del bastone.

I viaggi

La mancanza dei mezzi rapidi dei nostri giorni non impedì agli uomini civili d’altri tempi di girare il mondo in lungo e in largo, tantomeno ai Romani che disponevano di un’eccellente rete di strade. Ma preferite, come sempre, erano le vie di mare che offrivano maggiori comodità. A rendere disagevoli i viaggi per terra contribuiva l’assenza di alberghi decenti. Gli antichi ne ignoravano totalmente l’industria, che è a tutti gli effetti una conquista moderna. Tuttavia si viaggiava senza l’ombra di alcuna preoccupazione.

 

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